«Quella mattina eravamo dai nonni in località Vaccareccia, a Stazzema. Al mattino sentimmo dei colpi alla porta erano i...

Scritto il 25/04/2026
da Comune di Cefalù

«Quella mattina eravamo dai nonni in località Vaccareccia, a Stazzema. Al mattino sentimmo dei colpi alla porta erano i tedeschi. Noi eravamo ancora a letto. Per primi i soldati tedeschi si presero i miei zii: uno lo caricarono di munizioni, l’altro di radiotrasmittenti e se li portarono dietro in tutti i luoghi dell’eccidio. Poi presero me, la mamma, i nonni, la sorella di mia madre e ci portarono nella stalla sottostante: cacciarono le pecore e ci fecero entrare colpendoci coi calci dei fucili. Io ero in braccio a mia mamma, che era smarrita. Come noi, fecero entrare a forza altre quindici persone prelevate dalle case vicine. Mia mamma era disperata, aveva ventotto anni e pensò solo, mia mamma, che aveva 28 anni, pensò solo a me. Mi mise seduto dietro alla porta d’ingresso della stalla dove c’erano due pietre sporgenti sulle quali i contadini poggiavano i propri arnesi. Mi sollevò e mi mise seduto lì. “Non ti muovere”, mi disse, “rimani qui”. Da bravo bambino obbediente, ci rimasi otto ore Riuscii a vedere mia madre, aveva una ferita alla testa, era molto vicina a dove mi trovavo io. Ebbe paura che i tedeschi mi notassero e così, con l’unica “arma” che aveva, attirò l’attenzione su di sé: si tolse uno zoccolo e lo lanciò contro i suoi carnefici. Le spararono immediatamente. La vidi accasciarsi e morire. Io non potei fare niente.
Ho cercato di sopravvivere grazie alle amicizie. L’unica gioia fu il ritorno di mio padre vivo alla fine della guerra. Sono vissuto con lui fino a che ho creato una famiglia mia; ai miei figli ho trasmesso la mia memoria.
Racconto la mia esperienza di vita perché tutti sappiano gli orrori della guerra. Invece le guerre continuano, per l’egoismo umano. Nei bimbi che soffrono in Ucraina e a Gaza rivedo me bambino, nei genitori che tentano di salvarli rivedo mia madre. Auguro ai giovani di trarre con volontà il proprio percorso di vita, per la libertà, la democrazia e quella bellissima parola universale che è “pace”».
Questa la testimonianza di dolore e di memoria di Mario Marsili, uno dei pochissimi superstiti dell’eccidio nazifascista di San’Anna di Stazzema.
Aveva 6 anni e fu salvato dal coraggio di sua madre.
Io l’ho conosciuto Mario Marsili a Sant’Anna, due anni fa. Mi fece vedere le cicatrici delle ustioni, ancora evidenti sul suo corpo. Questa storia, la sua storia, la racconta a tutti, perché, mi disse, “il mio posto nel mondo è solo questo e lo scopo della mia vita è quello di stare qui a raccontare”.
Oggi lo abbiamo ricordato anche a Cefalù, perché il 25 aprile è innanzitutto Giustizia storica, rispetto verso gli innocenti, è valore di Libertà, è desiderio di Pace.
Buona Festa della Liberazione
Il Sindaco di Cefalù
Daniele Tumminello